LA COLONNA VERTEBRALE.
Il rachide, visto lateralmente, presenta tre curve fisiologiche: lordosi cervicale, cifosi dorsale e lordosi lombare.
E' composto da 33 o 34 vertebre, separate sa dischi intervertebrali, mantenuti insieme da una serie di legamenti: legamento longitudinale anteriore, posteriore, i legamenti sovraspinosi e quelli interspinosi.
Le vertebre sono composte da una parte anteriore, il corpo vertebrale, che ha funzione di sostegno e di assorbimento dei carichi e degli urti e da una parte posteriore articolare che serve da guida nei movimenti vertebrali.
Tra i corpi vertebrali è situato un il disco intervetebrale, che rappresenta una sistema idraulico di ammortizzazione meccanica. E' una struttura fibrocartilaginea estremamente resistente, composto da una parte interna, il nucleo polposo, più denso che impedisce alle sollecitazioni compressive di provocare un avvicinamento dei corpi vertebrali maggiore di quello consentito dal suo involucro elastico, chiamato anulus fibrosus.
Il disco è scarsamente innervato e vascolarizzato, il nucleo polposo assume liquidi dall'esterno per diffusione e , quando è integro, contiene l'80% di acqua.
I dischi costituiscono il 25% dell'intera lunghezza della colonna vertebrale (72 cm nell'uomo, 60 cm nella donna).
Con l'avanzare degli anni il loro contenuto in acqua diminuisce e la matrice mucide vien sostituita da fibrocartilagine.
La colonna poggia sul sacro, formando con esso un angolo, il cui valore ottimale è di 30°.
Ogni variazione di questo angolo ha delle conseguenze sulla colonna soprastante, per esempio, un suo aumento, aumenterà la lordosi lombare.
Il canale vertebrale si estende per quasi tutta la colonna e serve ad protezione al midollo spinale e la caudale equina, I nervi ed i vasi passano attraverso i fori intervertebrali.
EVOLUZIONE DELLA POSTURA.
Diversi fattori partecipano all'evoluzione ed all'acquisizione della posizione eretta: il primo è la formazione della lordosi cervicale e lombare dovute al potenziamento dei muscoli erettori del rachide e del capo e al contemporaneo indebolimento della muscolatura addominale e dei flessori del capo.
La lordosi lombare è dovuta anche alla resistenza offerta all'allungamento della colonna dai flessori delle anche , i muscoli ileo-psoas.
La lordosi lombare è dovuta anche alla resistenza offerta all'allungamento della colonna dai flessori delle anche , i muscoli ileo-psoas.
I MUSCOLI.
La muscolatura del dorso è associata alle funzioni dell'arto supepriore, del torace, della testa e del rachide. Si estendo dal cranio fino al bacino ed ha la funzione di sostegno per la colonna vertebrale.Nello strato più superficiale riconosciamo il muscolo trapezio ed il gran dorsale.
Più profondamente ci sono i muscoli erettori della colonna e ancora più profondamente, i muscoli spinali, gli interspinali e gli intertrasversi.
La parte anteriore del tronco è formata da muscoli addominali retti, obliqui esterni e obliqui interni.
Internamente, addossati alla colonna nella parte lombare, sono situati i muscoli psoas, che vanno ad inserirsi sul femore.
Il tetto della cavità addominale è formato dal diaframma, formazione musoclo-membranosa che separa la cavità addominale da quella toracica e s'interseca anteriormente sul margine inferiore della gabbia toracica e posteriormente sulle vertebre toraco-lombari, determinandone la tensione durante l'ispirazione.
I muscoli dell'anca e degli arti inferiori sono posteriormente: i glutei, i flessori del ginocchio (bicipite femorale, ecc..,) e, a livello della gamba, il tricipite della sura.
Anteriormente, a livello della coscia vi è il quatricipite; a livello della gamba, il tibiale anteriore, gli estensori dl piede e i peronei.
LE CAUSE DEL DOLORE.
Il dolore a carico della colonna dipende dall'irradiazione di uno o più tessuti algosensibili nell'ambito dell'unità funzionale vertebrale e/o delle strutture circostanti.
In fase statica la maggior parte delle condizioni dolorose possono essere attribuite a:
- aumento dell'angolo lombo-sacrale e conseguente accentuazione della lordosi lombare, con sovra estensione del legamento longitudinale anteriore e avvicinamento delle faccette articolari posteriori;
- retrazione dei muscoli delle cosce che si inseriscono sul bacino, lo bloccano in opposizione non fisiologica alterando di conseguenza l'angolo lombo-sacrale;
- congestione della sinoviale delle articolazioni posteriori;
- compressione delle radici nel femore di congiunzione.
In fase dinamica la produzione degli stimoli algogeni è dovuta a:
- sollecitazioni anomali su di un rachide dovute al sostegno di un oggetto troppo pesante o eccessiva durata dello sforzo, oppure al fatto che l'oggetto è sostenuto lontano dal tronco. Quando la resistenza muscolare viene sopraffatta il carico si fa sentire sulla struttura e legamentosa dalle colonna e quando anche queste cedono lo stress si ripercuote sulle articolazioni con distrazione della capsula ricca di terminazioni dolorifiche;
- sollecitazioni normali su un rachide anormale come nella scogliosi, in cui le faccette articolari non più simmetriche, hanno perso la libertà di escursione; i legamenti e le capsule articolari sono sofferenti per la retrazione e la diminuizione di elasticità;
- sollecitazioni normali su un rachide impreparato a subirle, dove può verificarsi una risposta scoordinata del sistema muscolare, o quando un soggetto contrae la muscolatura paravertebrale con energia minore rispetto a quella richiesta.
LE LESIONI DEGENERATIVE DELLA COLONNA.
La degenerazione del disco.
La degenerazione del disco ha inizio con la formazione di esili fissurazioni tra le fibre connettivali dell'anulus e con la progressiva disidratazione del materiale nucleare.
Sedi elettive sono i segmenti di maggior curvatura del rachide e cioè i tratti cervicale e lombo-sacrale.
Per prevenire la degenerazione del disco è importante conservare un normale stato di nutrizione dei tessuti e la piena funzionalità dei muscoli regionali.
Bisognerà evitare l'ipertono muscolare, in quanto i muscoli contratti esercitano un effetto compressivo che riduce la capacità di imbibizione del disco, naturalmente nutrito per diffusione.
L'artopatia degenerativa.
Quando la pressione intradiscale si riduce, le vertebre si avvicinano, i legamenti longitudinali di detendono e divengono meno aderenti, permettendo così al disco di protrudere e provocare una reazione irritativa, causa di successiva formazione di osteofiti ai margini vertebrali.
Infiammazione delle articolazioni posteriori.
E' causata dall'avvicinamento vertebrale per degenerazione del disco. Porta al restringimento del canale vertebrale, in cui possono rimanere facilmente compresse le radici dei nervi spinali che emergono a quel livello.
Ernia del disco.
Corrisponde ad un'estrusione della sostanza nucleare dai limiti dell'anulus. In questo modo il nucleo di ernia nel canale spinale, determinando una compressione della radice nervosa che si traduce in dolore da irritazione meccanica che si irradia alla zona cutanea corrispondente, se interessa le fibre motorie della radice stessa, in atrofia e indebolimento dei relativi muscoli. Il dolore dopo l'erniazione è dovuto all'irrorazione del legamento longitudale posteriore, riccamente fornito di terminazioni sensitive. In base alla localizzazione dell'ernia possono essere interessati anche altri legamenti.

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